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Un nuovo inizio - parte IV

di Paolo Maroncelli

U.S.S. UNICORN
Sala teletrasporto 3

Quando il ciclo di materializzazione fu completato, la prima cosa che Knight notò fu la presenza di due ufficiali in alta uniforme alla base della pedana; il capo teletrasporto era in piedi dietro alla propria consolle, leggermente defilato sulla destra.
Il capitano riconobbe i volti del comandante Kraar e della dottoressa Selenjak; fu il maschio umano a venirgli incontro mentre scendeva dalla pedana, e a tendergli la mano destra.
- Benvenuto a bordo, capitano. -
- Grazie comandante. - rispose Knight con una stretta vigorosa.
Nonstante il Primo Ufficiale della nave cercasse di nasconderlo con un lieve sorriso, il capitano si accorse che le sue condizioni di salute non erano ottimali; pareva spossato e leggermente pallido, e si aveva l’impressione che fosse lento nei movimenti. La presenza del medico di bordo, il cui sguardo si soffermava spesso sul Primo Ufficiale piuttosto che sul Capitano, fu una palese conferma.
- E’ tutto pronto per la cerimonia di insediamento. Mi segua prego. - disse Kraar mentre iniziava a muoversi verso l’uscita della sala teletrasporto. Knight capì immediatamente che non era questo né il luogo né il momento dei convenevoli: al termine della cerimonia si sarebbe intrattenuto in discorsi amichevoli con tutto l’equipaggio; non era il caso di precorrere i tempi aggiungendo ora frasi e saluti inutili.
Decise quindi di limitarsi a rivolgere un sorriso alla dottoressa, e seguì il comandante Kraar lungo il corridoio del ponte 6 fino al più vicino turboascensore; la sua attenzione fu attirata dalla giovane età del gran numero di ufficiali che avevano incrociato durante il tragitto.

- Ponte 10. - disse ad alta voce Kraar.
L’ascensore prese a muoversi, e Knight ebbe modo di chiudere gli occhi per qualche attimo e di fare mente locale su tutto quanto avrebbe dovuto dire a questo nuovo equipaggio, con il quale avrebbe lavorato a stretto contatto, e la cui stima era ancora da guadagnare.

Quando le porte del turboascensore si aprirono, il trio percorse pochi metri lungo il corridoio del ponte 10 fino a trovarsi di fronte alle caratteristiche porte color legno del bar di prora, le quali si aprirono e rivelarono un ambiente pefettamente sistemato e ordinato. Buona parte dei tavoli erano stati rimossi, ma si era trovato lo spazio per una lunga tavolata di cibi e bevande, disposte con discrezione lungo una delle pareti del locale.
Gli ufficiali che occupavano la sala smisero di parlottare tra di loro e si disposero con regolarità l’uno accanto all’altro a formare quattro file composte e ordinate non appena il comandante Kraar, il capitano Knight e la dottoressa Selenjak fecero il loro ingresso nel locale.
Si diffuse nell’aria il fischio del picchetto d’onore e, mentre il Primo Ufficiale e la dottoressa prendevano posto tra il resto degli ufficiali, Knight percorse a grandi passi la distanza che lo separava dal piccolo palco che era stato sistemato accanto alle grandi vetrate panoramiche del locale, e che in questo momento purtroppo non lasciavano intravedere altro che le grigie pareti metalliche dell’hangar.

Il capitano si schiarì la gola e attese che la sala si facesse silenziosa; poi estrasse il PADD che l’addetto al protocollo della Base gli aveva consegnato, lo poggiò sul leggìo e lesse ad alta voce:
- Al capitano Edward Knight, data stellare 9902.5.
Con la presente viene destinato ad assumere il comando della nave stellare Unicorn in data odierna.
Firmato: Ammiraglio Steth Royneorr, Comando Flotta Stellare. -

Knight sollevò gli occhi dal PADD, osservò le persone che aveva davanti e riprese a parlare, senza leggere:
- Questo per quanto riguarda l’aspetto formale della questione. Non sono bravo con i discorsi, ma vorrei comunque esprimere qualcosa di personale a questo nuovo e capace equipaggio con cui mi appresto a collaborare.
Voglio sappiate che quello che intercorrerà tra me e voi sarà prima di tutto un rapporto di amicizia e collaborazione; i gradi, la gerarchia e la catena di comando sono importanti per evitare che un sistema complesso come quello della Flotta Stellare vada in pezzi, ma mai sarete costretti ad eseguire ordini dettati dall’arroganza e dalla prevaricazione. Le porte del mio alloggio saranno sempre aperte a tutti, dal Primo Ufficiale fino all’ultimo dei neo-diplomati, e ogni vostro suggerimento sarà valutato e ponderato con attenzione.
E anche quando sentirete di essere costretti ad eseguire ordini che non condividete, sappiate che la salvaguardia della nave, del suo equipaggio e dei principi che sorreggono la Federazione Unita dei Pianeti è mia priorità assoluta.

Il capitano si schiarì nuovamente la gola e riprese:
- In secondo luogo, desidero rivolgere un ringraziamento al mio predecessore, il capitano Tean Sortyn, che, a quanto mi risulta, ha comandanto la nave in una situazione decisamente problematica, e ha dimostrato straordinaria abilità nel formare un gruppo capace ed affiatato, in grado di risolvere brillantemente la crisi.
Knight inziò a battere le mani e fu presto imitato da tutti i presenti.
= Bene. Lealtà e riconoscenza….forse anche affetto. Spero di riuscire ad ottenere altrettanto da questo equipaggio. = pensò tra sé.

Il capitano attese che l’applauso scemasse, e scese dal palco per andare a conoscere di persona gli ufficiali anziani e di plancia.
Cominciando da sinistra, strinse nuovamente la mano al comandante Kraar e passò al tentente comandante Dhek:
- Sono sempre stato affascinato dalla cultura Trill, comandante. Avremo molto di cui parlare, ne sono certo. - disse mentre stringeva la mano anche a lui.
Alla destra dell’Ufficiale Esecutivo aveva posto l’Ufficiale Scientifico della nave:
- E’ un vero piacere conoscerla, comandante Voor……ah no……Quill, è questo il modo corretto, giusto?
L’andoriano rispose prontamente: - Esatto capitano, proprio così.
- Bene. Le porto un messaggio dal capitano McGuinness: il capitano dice di non sentire affatto la sua mancanza, e che da quando ha lasciato la Garrett, ordine e disciplina sono molto più facili da mantenere. - disse Knight con aria complice.
L’andoriano sorrise apertamente:
- Ah sì? Allora dica al capitano McGuinness che non ci sarà più un Quill a salvarlo quando si troverà di nuovo alla deriva nel quadrante gamma senza propulsione a curvatura.
Knight non poté fare a meno di ridere:
- Va bene comandante, riferirò! Comunque, scherzi a parte, conosco molto bene il capitano della Garrett e il suo equipaggio; tutti sentono la sua mancanza.
- Anche io, capitano. - rispose Quill.

Knight si spostò a destra e fissò la figura imponente del capo della sicurezza:
- Piacere di conoscerla tenente Krugar. Immagino che la sicurezza non sia un problema sulla Unicorn. - disse stringendogli la mano.
- Faccio del mio meglio, capitano. - rispose il klingon con voce possente.
- Bene. Continui così.
Il capitano passò all’ingegnere capo:
- Tenente Newport, giusto? -
- Esatto, capitano. - disse l’ingegnere, rigido sull’attenti.
- Ho letto con attenzione la sua scheda; siamo conterranei, a quanto pare. Io sono nato in Inghilterra. -
Newport si rilassò leggermente, e una luce cupa iniziò a trasparire dai suoi occhi:
- Allora non credo proprio di essere suo conterraneo. Io vengo da Inverness, in Scozia. -
- Parliamo comunque dell’isola britannica. -
- No……signore. Non è proprio la stessa cosa. - rispose Newport con voce gelida, indurendo i lineamenti del viso.
L’imbarazzo sul volto del capitano si fece evidente:
- Bene………bene……….continui l’ottimo lavoro tenente………. -

Knight rivolse un sorriso particolarmente caloroso al giovane timoniere della nave, percependo la soggezione che la cerimonia e la presenza del nuovo capitano generavano in lui:
- Piacere di conoscerla, tenente O’Broinn. Così giovane, e già si è distinto tanto da meritarsi una promozione; complimenti! -
Il ragazzo arrossì:
- Ho solo fatto il mio dovere, capitano. Spero che potrà trovare soddisfacente la mia resa professionale almeno quanto il capitano Sortyn, signore. -
- Ne sono sicuro. Continui così tenente. -

Di fronte alla figura snella della dottoressa Selenjak, Knight ritrasse appena in tempo la mano che stava tendendo meccanicamente. La sollevò, invece, e formò con le dita il segno dell’IDIC vulcaniano:
- Pace e lunga vita. -
La dottoressa rispose sollevando a sua volta la mano, senza mutare espressione:
- Lunga vita e prosperità, capitano. -
- Dottoressa, è un onore avere a bordo un rappresentante del nobile popolo vulcaniano. Sappia che ciò che mi preme maggiormente è la sua capacità professionale; il fatto che lei non si sia diplomata all’Accademia della Flotta Stellare ha un peso marginale. Per me, e per il resto dell’equipaggio, lei è e resta l’Ufficiale Medico Capo. -
- Prendo nota della sua giusta osservazione, signore. - rispose Selenjak mantenendo la stessa neutra espressione facciale.

Knight si riavvicinò al palco e parlò ad alta voce:
- Bene signori. Direi che è tutto; vediamo di far sparire un po’ di queste leccornie! -
I presenti ruppero le fila e si sparpagliarono a gruppi nel locale, parlottando e sciamando in direzione del buffet.
Il capitano approfittò del momento di distensione per stringere la mano al resto degli ufficiali presenti; afferrò una fetta di torta Dorviniana e cercò con lo sguardo i comandanti Kraar e Dhek.

I due erano in compagnia della dottoressa Selenjak, che in quel preciso momento stava discutendo con il comandante Kraar.
Knight attese che il dialogo si concludesse e intervenne:
- Come si sente, Numero Uno? Ho letto il rapporto della vostra ultima missione; se l’è vista brutta, mi pare. -
- Sto bene signore, non si preoccupi. Serve ben altro per stendermi! -
Dhek ridacchiò, mentre la dottoressa intervenne a sua volta:
- Non sottovaluterei il suo trauma, comandante Kraar. Lei è uscito da poco da un coma rigenerativo, e valuto che il suo completo recupero richiederà almeno altre 48 ore di riposo, dopo gli esercizi psico-motori ai quali l’ho sottoposta. -
- Starà scherzando, dottoressa! Anche volendo escludere il fatto che mi sento benissimo, in questo momento il mio posto è in plancia. -
Selenjak inarcò un sopracciglio:
- Le pare forse logico rischiare una settimana a letto per mostrare al nuovo capitano ciò che non ha certo bisogno di mostrare? Il capitano comprende perfettamente la sua condizione. -
- E se mi limitassi a rimanere seduto? -
Selenjak rispose con aria innocente:
- Io ho detto che lei ha bisogno di riposo; sarà sufficiente che non compia sforzi eccessivi. -
- Perfetto. Grazie dottoressa. - rispose gioviale il comandante Kraar.
Knight riprese a parlare:
- Posso scambiare quattro chiacchiere con voi in privato, signori? - disse rivolto a Kraar e Dhek.
I due non dovettero neanche rispondere: la dottoressa Selenjak salutò educatamente e si diresse verso l’uscita.

- Ho già parlato anche troppo quest’oggi, quindi sarò brevissimo. Dovremo lavorare a stretto contatto, nei giorni a venire, e desidero sappiate che confido su di voi durante il difficile periodo iniziale di ambientazione. Impariamo a conoscerci bene, a cogliere ognuno i punti di forza e le debolezze dell’altro.
Quando si presenterà una situazione di emergenza, vorrei che le nostre azioni fossero coordinate e complementari, senza sovrapposizioni o esitazioni, e vorrei ricordarvi che ognuno di voi avrà piena autonomia decisionale nel proprio ambito di competenza. -
Kraar replicò immediatamente:
- Non si deve preoccupare capitano. Ha la nostra piena collaborazione…..nostra e di tutto il resto dell’equipaggio, si intende. -
Dhek non aggiunse altro e si limitò a sorridere con aria amichevole.
- Benissimo signori; godetevi pure la festicciola. Ci rivediamo in plancia. -
Addentò la fetta di torta che teneva in mano e si accertò con una rapida occhiata di essersi presentato personalmente a tutti i presenti.

U.S.S. UNICORN
Ponte di comando

Che splendida sensazione! La plancia di questa nave era incredibile; spaziosa, elegante, confortevole, e comunque efficiente e funzionale. Knight era appena emerso dalla propria Sala Tattica, dove aveva sistemato qualche oggetto personale, e si accingeva a sedere sulla poltrona centrale. Tutto il personale era al proprio posto: davanti a sé, il comandante Dhek e il tenente O’Broinn occupavano le consolle operative, mentre il tenente Krugar faceva sentire la propria rassicurante presenza in piedi, dietro alla postazione tattica.
Il comandante Kraar si stava riprendendo velocemente, e in questo momento sedeva alla sua destra, impegnato ad osservare i dati che scorrevano sul terminale accanto alla propria poltrona.
La mancanza del consigliere era sottolineata dalla poltrona vuota alla sinistra di quella del capitano; Knight aveva già fatto presente al Comando della Flotta Stellare che l’organico della nave non includeva un indispensabile consigliere, e aveva ricevuto rassicurazioni in merito. Tutti, comunque, avrebbero dovuto aspettare.
Alla postazione scientifica 1 il comandante Quill pareva assorbito da qualcosa di delicato ed impegnativo…….Knight decise che non era il caso di indagare.

- Plancia a sala macchine. - disse Knight all’interfono.
- Quì Newport. - rispose solerte l’ingegnere capo attraverso gli altoparlanti della plancia.
- Tutto in ordine laggiù, comandante? -
- Dovrebbe vedere che spettacolo, capitano! Questo animaletto è ansioso di farle vedere di cosa è capace. -
- Lo sapremo presto comandante, non si preoccupi. Knight, chiudo. -

Il capitano fissò per qualche attimo lo schermo principale, che ora mostrava solamente le pareti dell’hangar………….il ponte di comando risuonava dei sommessi ronzii delle apparecchiature elettroniche……….l’equipaggio di plancia era pronto……….il capitano aveva ricevuto i propri ordini…………………. era giunto il momento di muoversi:
- Tenente Krugar, comunichi al Comando Scalo che la Unicorn è pronta a partire. -
- Sì signore. -
Dopo pochi secondi, Krugar riprese:
- Il Comando Scalo ha dato il ‘pronti’ signore. -
- Timone pronto, signore. - comunicò il tenente O’Broinn: - rotta di partenza tracciata. -
- Via libera dal Comando Scalo, signore. - ribatté Krugar: - Apertura dei cancelli tra trenta secondi. -
Dopo pochi istanti tutti si accorsero che gli enormi portelli dell’hangar si andavano lentamente aprendo. Due scie di luci presero ad indicare il percorso che avrebbe condotto la nave fuori dalla Base Stellare, mentre i raggi traenti della stazione finivano di allinearla; era sempre un momento emozionante.
- Molto bene. Tenente O’Broinn….reattori di manovra. -
- Ignizione ai reattori di manovra, sì signore. -
La Unicorn cominciò lentamente a muoversi in direzione dei cancelli, che si erano completamente aperti in quel preciso istante.

Fu un attimo, poi la nave oltrepassò la soglia delle porte e si perse nello spazio, lasciandosi la Base Stellare 137 alle spalle.

1 commento (Scrivi il tuo)

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Loop - 29 Marzo 2010, 14:48

Molto bello mi piace!

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