Ora di tornare

di Paolo Maroncelli

C’è una persona con la quale non riesco a parlare. La guardo, la osservo, scruto i suoi occhi… fisso le sue labbra e mi aspetto che un fiume di parole stia per uscire da un momento all’altro. Invece il silenzio, se possibile, si fa ancora più pesante.
La prendo per mano e la conduco in lunghe passeggiate alla periferia della città, dove il traffico è meno caotico e c’è più spazio per la conversazione e le confidenze. I viali alberati sono lunghi e spaziosi, costeggiati da una distesa di edifici anonimi e privi di personalità. Piccoli uffici, depositi, un paio di tabaccherie e qualche bar. L’unica farmacia ora è chiusa.
I nostri passi costituiscono un ritmo costante. Scandiscono con regolarità lo scorrere del tempo. Ci scambiamo occhiate fulminee e a volte troviamo quei brevi e rapidi istanti in cui sembra esistere un’intesa profonda, ma il viaggio rimane immerso nel silenzio dei nostri pensieri.
A casa ci aspettano, è ora di tornare.

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