Insensibile

di Paolo Maroncelli

Memorie di un cuore che sanguina

Insensibile- Il coltello devi tenerlo più dritto. Ecco… così - disse il signor C mentre appoggiava di prepotenza le sue mani nodose sulle mie e me le manipolava affinché le mie dita impugnassero con più convinzione l’impugnatura della lama.
Una goccia di sudore abbandonò la mia fronte ed intraprese un lento percorso vero il naso. Sentivo gli occhi pesanti, ma soprattutto li sentivo bruciare dietro le palpebre come se il bulbo stesse andando a fuoco.
Il signor C mi osservava con un’acuta espressione interrogativa, impaziente e sull’orlo di una crisi di nervi. - Allora?
Non sapevo cosa rispondergli perché era ben chiaro ciò che lui si aspettava da me. Tra i tanti dubbi della mia miserevole esistenza, una delle poche certezze era che non avrei mai pugnalato l’uomo che se ne stava incappucciato ai miei piedi.
- Mi dispiace signor C. Io… non ci riesco. Non posso - gli risposi con un filo di voce e gli occhi bassi dell’alunno negligente.
- Queste sono solo sciocchezze, debolezze da femminuccia che adesso supereremo assieme, perché lo sai ciò che è meglio per te, vero? - domandò l’uomo dimostrando un atteggiamento spavaldo e aggressivo. - Non puoi. Dici che non puoi. La vita non è fatta di “potere”, ma di “volere”. Sii onesto con te stesso almeno una volta nella vita e dimmi in faccia che non “vuoi” uccidere quest’uomo! -
Il signor C urlò le ultime parole con stizza e la sua voce mi penetrò le carni in modo eccessivamente doloroso. Ma quello che diceva era falso, santo cielo. Falso nella sostanza più profonda del mio essere. Falso come lo sarebbe un pensiero di morte nella mente di un bambino.
- Io non posso farlo! - gridai con tutto il fiato che avevo in corpo.
Il signor C scosse il capo in segno di disapprovazione, ma non mostrò altre emozioni se non una triste rassegnazione. Mi odiava da tempo e il mio comportamento fece scattare una molla di disgusto nei miei confronti. Probabilmente avrebbe voluto strangolarmi con le sue mani e invece si limitò ad un sorrisetto ironico che trasudava compatimento.
- Ti sei scavato la fossa, ragazzo - disse il signor C. - Questa è la tua fine.
Con un rapido gesto della mano, il signor C strappò il cappuccio dalla testa dell’uomo inginocchiato. L’individuo mi fissò dritto negli occhi e si sollevò immediatamente in piedi. Un fisico possente. Muscoli scolpiti nel granito. Un brivido gelato mi attraversò da capo a piedi e il coltello mi scivolò dalle dita mentre la sua mano mi afferrava la gola e mi sollevava da terra.
Rantolavo impotente tra le risate del signor C. - Sei davvero patetico, ragazzino. Vedi, ora, dove ti sta portando la tua sensibilità? Capisci adesso quale sarà la tua fine?
Il mio corpo esanime si accasciò a terra dopo pochi attimi e il signor C raccolse il coltello con un gesto lento e misurato. Quando l’energumeno si rese conto del suo scatto fulmineo era già troppo tardi: la lama era conficcata nel suo cuore.
C contemplò la sua morte in silenzio, con un leggero sorriso sulle labbra. Non si degnò neanche di estrarre il coltello. Non c’era tempo. Una vita intera lo stava aspettando.

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