di Paolo Maroncelli
Avvolgimi stretto, in una morsa di ghiaccio. Lascia che il freddo mi sfiori la punta delle dita e risalga lungo le braccia, lasciando dietro di sé tutto il dolce torpore dell’immobilità. Punta alle spalle. Mira al collo, ma non ti fermare fino a quando non avrai avvolto la mia testa. Non riuscirò a vederti perché ti cercherò al centro del petto… lì dove di solito ha origine il tepore delle visioni. Al contrario, questa volta l’inganno del cuore sarà svelato all’istante mentre il cervello rabbrividisce… rallenta… i pensieri e le immagini congelano lentamente fino a fermarsi di fronte ai miei occhi. Ancora qualche attimo e il gelo si farà più lontano, disperso nel buio. Tutto si arresta. Paura, dolore, angoscia… amore… bloccati nella morsa di un dolce abbraccio.
La tensione dei sensi si allenta e finalmente affondo in un mare di eterna tranquillità, in cui nulla può nuocermi.
Il mio lamento iniziale risuona come una voce lontana. Ora invece è tutto perfetto.

2 commenti (Scrivi il tuo)
Bellissimo.
Grande Paolo, non l’avevo ancora letto.
Una rara perla di composizione di poesia in prosa, un genere che amo molto e che, purtroppo, è quasi inesistente.
Io ci aggiungerei solo una nota che ricordi che il “Mare della Tranquillità” è una zona della Luna, perchè mi pare fondamentale, almeno nel modo in cui l’ho inteso io.
Grazie Alex, lieto che la lettura sia stata di tuo gradimento.
Il Mare della Tranquillità è una zona della Luna, verissimo, e quale luogo migliore per rappresentare il freddo e il silenzio?
Scrivi un commento