Discendenza

di Paolo Maroncelli
versione illustrata a cura di Alessandro Peretti sul sito Anthropos
pubblicato in anteprima su WebTrekItalia

Discendenza - illustrazione di Alessandro PerettiL’anziano scienziato aprì gli occhi con il fastidioso rumore della suoneria nelle orecchie, quando il sole era già alto e i suoi raggi disegnavano buffe e tozze figure sul soffitto sintetico di quella strana abitazione alla quale non era mai riuscito ad abituarsi completamente. L’architettura era totalmente cambiata; quanto gli mancavano le pareti in cartongesso, fragili, sì, ma calde ed accoglienti. E il legno ormai era del tutto assente dalla vita delle persone se non sotto forma di rozze e volgari imitazioni che ai suoi occhi apparivano come la concretizzazione di un insulto. In compenso l’umanità poteva contare su infinite varietà di fantasie polimeriche.
Nonostante sapesse che questa sarebbe stata la giornata più importante della sua vita, l’uomo si alzò pigramente e depolarizzò il vetro della camera da letto quel tanto che bastava per scorgere la vuota desolazione della città fantasma. Edifici alti ed imponenti, tecnologicamente miracolosi, frutto della scienza più ardita ed inimmaginabile… disabitati ormai da mesi e lasciati all’abbandono e al disinteresse.
L’ormai scarsa popolazione terrestre si era già totalmente rifugiata nel sottosuolo, sperando che un miracolo avrebbe ancora una volta preservato la sua esistenza sul pianeta. Le possibilità di sopravvivenza erano praticamente nulle, anche l’uomo se ne rendeva conto nonostante il gap scientifico che caratterizzava la sua cultura personale. Tuttavia è nella natura umana affidarsi alla speranza e alla fede, soprattutto in momenti drammatici come quelli.

L’uomo si allacciò in vita un comodo accappatoio di lana e si recò lentamente in cucina alla ricerca di quella fetta di ottima torta che aveva preparato la sera prima per festeggiare l’evento… Eccola. Magnifica torta tradizionale come la faceva sua moglie. Solo lui sapeva quanta fatica gli fosse costata trovare ingredienti che si potessero almeno avvicinare alla ricetta originale. Trascinò a sé il piattone di vetro e accese distrattamente il videoterminale installato nella parete nord. Non si aspettava di ricevere alcun segnale e in effetti tutti i canali erano muti tranne qualche sperduta stazione locale che aveva in programma vecchi film nostalgici, decisamente in tema con la situazione. Ma che sorpresa vedere che una di queste piccole stazioni trasmetteva ancora dal vivo, con un anchorman allucinato evidentemente in preda alle droghe. Non era chiaro capire di cosa stesse parlando quel buffo individuo che saltellava per lo studio come una cavalletta, urlando, agitandosi e concludendo ogni frase con un rassicurante: “ci rivedremo domani!!”

L’ultimo boccone di torta precedette una doccia gelata. Genuina acqua corrente, non quelle stupide docce soniche che ti pulivano, sì, ma ti lasciavano addosso la sgradevole sensazione di esserti messo il deodorante sopra il sudore.
La piccola finestra del bagno aveva una splendida vista panoramica che abbracciava una zona della città priva di abitazioni. Si scorgevano chiaramente i bordi della cupola, e il cielo… e fu verso il cielo che, nonostante tutto, l’uomo rivolse un’occhiata benevola.

Tornato nella camera da letto l’uomo scelse con cura i vestiti per la giornata: classici ed eleganti. Un gessato blu sopra una candida camicia di seta potevano andare, niente di meno sarebbe stato appropriato per una giornata speciale come quella. Vestito di tutto punto si recò in salotto e osservò con calma la meticolosa disposizione dei mobili, ma non era quello l’obiettivo della sua ricerca, bensì il grosso pacchetto di lettere che aveva preparato la sera prima. Stampate una per una su carta tradizionale e riposte con cura sul tavolo di cristallo.
Erano i messaggi dei suoi amici… i suoi nuovi amici. Non avrebbe mai pensato che sarebbe potuto succedere ma anche in questo luogo alieno proiettato centinaia di anni nel futuro il buon scienziato aveva ricevuto calore, affetto, amicizia, e aveva costruito qualche bel rapporto. Erano lettere di addio, fondamentalmente tristi e malinconiche ma piene di autentici sentimenti.
Dopo averle sfogliate le ripose in ordine e uscì di casa.

L’atmosfera era irreale. Tutto era immobile e taceva in un silenzio di tomba che anche secoli prima sarebbe stato considerato assurdo. Valutò quello che sarebbe dovuto essere il luogo migliore per godersi l’evento e prese una direzione precisa con passi lenti e misurati. Non c’era alcuna fretta.
Le sue scarpe calpestavano lentamente le strade lisce, riempiendo l’aria di una sequenza regolare di ticchettii.

Giunto di fronte ad un moderno palazzo popolare, l’uomo si arrestò incuriosito e sgranò gli occhi in direzione dell’ingresso: un giovane uomo usciva di casa e lo fissava altrettanto stupito. Pochi attimi di imbarazzo, poi i due si avvicinarono e si trovarono faccia a faccia.
- Che ci fa ancora qui? - domandò lo scienziato.
- Potrei farle la stessa domanda - rispose sorridendo il giovane.
L’anziano sollevò gli occhi al cielo e osservò la palla infuocata che tra 3 ore si sarebbe schiantata sulla superficie del pianeta, annientando per sempre la civiltà umana.
- Sa quando è stata scoperta? - tornò a chiedere al giovane.
- Nel… 2090, mi pare. Quasi due secoli fa.
- 2093 per la precisione. Furono anni di grandi conquiste scientifiche: i telescopi particellari, i viaggi nel futuro, i farmaci protogenetici, …
- Lei è uno scienziato? - lo interruppe il ragazzo con occhi curiosi.
- Sì ragazzo mio. Esatto.
- Allora la cometa Prescott-Barnaby non avrà segreti per lei - disse con una punta di rassegnazione.
- Nessun segreto. La conosco come le mie tasche. Non credo di aver mai conosciuto qualcosa meglio di quella cometa.
Il giovane si lasciò affiorare un sorriso sul volto. - Beh, signore, sono felice di fare la sua conoscenza. Mi chiamo Andrew Altman - disse offrendo la mano destra.
L’anziano scienziato la strinse con forza e con calore. - Il piacere è mio, caro ragazzo. Io sono Martin Prescott. Jane Barnaby era mia moglie. Non potevo mancare.

2 commenti (Scrivi il tuo)

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Alessandro Peretti - 28 Aprile 2007, 13:20

Bellissimo! Questo breve racconto apocalittico mi è subito piaciuto tantissimo quando Paolo me lo ha proposto in anteprima per essere convertito in fumetto.
Nella conversione ha perso qualcosa (”mea culpa”, avevamo l’acqua alla gola con i tempi di consegna per la stampa della rivista cartacea), preferisco ri-leggerlo così, per intero.
Grazie Paolo. Veramente un bel pezzo.

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Paolo Maroncelli - 28 Aprile 2007, 16:28

Alessandro, grazie a te per lo splendido lavoro che hai fatto nell’adattarlo per la tua meravigliosa resa a fumetti.

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