Ci vediamo dopo dentro

Scusi ma sa a che ora è l’inizio?
Due parole scambiate e la spia era stata quasi quasi smascherata…la borsa stracolma di tutto ciò di cui avevo bisogno…fra cui una immancabile bottiglietta d’acqua del rubinetto… e una copia del “Secondo Pereira” che mi attendeva. Credo negli incontri fortuiti…o meglio alla prima impressione o al colpo d’occhio (unico imparato nel corso di sopravvivenza)…e io e quel libro c’eravamo subito incontrati e infatti la curiosità stava salendo dal collo pulsante alla bocca e poi alle circuitazioni… ma una caratteristica della brava spia è la pazienza…e ci stavo infatti pensando che avrei dovuto ancora attendere un po’ alla apertura e mi incamminai, ancora, per il lungo mare fra fisici riflettenti il sole come vasi di terracotta appena ripescati …e io, canottiera grigia e calzoni che guai a voi se mi guardate… mi stavo nascondendo…solo io e il contenuto del kit di sopravvivenza potevamo capirci.
Ecco l’ora ecco gente e io cerco in giro il mio incontro di mezz’ora prima…l’unico che mi aveva vista (e magari sarà una brava spia anche…se è riuscito a notare che il mio occhio era vigile) e interrogata, pur non sapendo che solo io faccio domande.
Ci vediamo dopo dentro…
Io, essendo spia, ho esaminato tutto lo spazio ma non una traccia della sua reale esistenza…nulla di giusto che la mia polaroid potesse catturare…solo le prove concrete possono esistere…
Ma una spia non si abbatte mai e cominciai a mimetizzarmi fra le persone che si attaccavano alle ringhiere per osservare i lavoranti al centro dell’arena…presi contatto spesso con la bottiglietta e altrettanto con nessun altro, orgogliosa, all’insaputa di tutti quegli occhi che si fissavano leggeri su ognichè…
Nulla di giusto…neanche te, illuminato che fissavi oltre… ero curiosa, come è giusto che sia essendo brava spia.

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