Li vedo e carico la polaroid… fedele compagna…
Li vedo tutti in fila con gli occhi talmente increduli e le mani che riescono solo a muovere le falangi..
Li vedo che mi vedono, che mi vedono più attenta alla manovra in atto, che sta procedendo con spontanea lentezza, che alla loro strana presenza, lì ed in quello stato…
Carico la macchina fotografica per immortalare questo unico momento che mi sta capitando… come non potrei non appropriarmene…
Dopo qualche scatto, comincio a fare tutt’altro, sempre in silenzio (sempre stato mio): scrivo, traccio segni su piccoli pezzetti di carta bianca, gialla.. e rossa certo… non vi preoccupate io non dimentico… ma ho anche quei pensieri… ed ecco tutta questa situazione non credo sia del tutto casuale…
So che posso scriverlo… lo scrivo ma ne sono certa…
La parola… non l’avete pesata allora… persiste la sua solitudine… ancora ancora ancora ancora.
Parlo e vi girate dall’altra parte… ma cos’ho!
Ora mi guardate perché non potete fare diversamente… non ci sono altre voci altri sguardi altri che vi pongono attenzioni… e ciò contribuisce alla mia rabbia che è da secoli…
Mi avvicino e ti guardo, mi avvicino e ti guardo, mi avvicino e ti guardo… so che potrei andare avanti ma il mio scopo lo scopro diverso….
Vi chiedo di aprire quella bocca da cui derivava parte del mio esistere e di chiudere quegli occhi che mi avevano solo percepita e guardata da molto lontano…
Le parole gliele ho appena appena fatte rimangiare tutte, vista - o no? - la loro mancata concretezza…non dovrebbero fare ingrassare.

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