Leggi il mio diario
Venerdì, 2 Febbraio 2007, 11:02
La blogosfera, questa grande entità astratta nata di recente ad indicare l’universo in cui si creano e prosperano i Blog.
E dunque: i blog, questo strano web-fenomeno di massa che come tutti i fenomeni nasce in sordina con scopi e direzioni precise per poi espandersi, ramificarsi e diversificarsi.
Anni fa nasceva internet… e se non eri su internet non eri nessuno. Tutti si affannavano a creare siti internet dove rendere pubbliche le proprie passioni e le proprie creazioni. La tecnologia si è evoluta, il web è diventato alla portata di tutti e la capacità di interazione è aumentata enormemente.
Ecco quindi i weblog, letteralmente i “diari in rete”, dove spiattellare ai quattro venti le proprie confidenze più intime. Con una sola grande differenza: un diario cartaceo è rivolto a sé stessi, quasi come fosse un modo per mettersi di fronte agli occhi le proprie emozioni allo scopo di osservarle, viverle e apprezzarle meglio. Il weblog introduce in questo meccanismo un soggetto estraneo: il pubblico. I nostri pensieri non sono più intimi ma scritti sui muri di una grande piazza virtuale. Non esiste più un meccanismo di esternazione riservata all’individuo, bensì qualcosa di esibizionistico che fa leva sul narciso che è in noi. Si cerca l’approvazione o la compassione o l’interesse degli altri, e quindi si innesca tutta una serie di meccanismi tipici della sfera sociale umana: al desiderio di cercare conforto e condivisione dei propri problemi si affianca la ricerca dell’approvazione, il già citato esibizionismo, il desiderio di rivalsa, la creazione di una web-entità solitamente diversa e “migliore” di quella reale… e (a volte) quella che io ritengo una malsana ricerca della notorietà che si innesta nel fenomeno delle blogstar.
Sia chiaro il fatto che non sto parlando male dei blog, perché innanzitutto ne sto conducendo uno, con grande passione; la cosa mi piace moltissimo e penso sia una grande opportunità per scambiare idee e creare nuove amicizie. Però, alla luce di tanti altri fenomeni deviati (e leggendo un post del blog di emiscript), a volte viene da riflettere su quale debba essere il senso di quello che si sta scrivendo sul proprio diario in piazza.

Quando qualcuno ti punta una pistola alla tempia i pensieri sgorgano dalla mente in modo tumultuoso e confuso, come se ognuno di essi cercasse di farsi notare prima della fine.
- Sa perché si trova qui, signor Hammond?
Oggi primo giorno di libertà! Che sensazione fantastica, mi sento leggera, senza catene. Mi riempio i polmoni di aria gelata… e com’è bello sentire che fanno male, con quei brividini al naso che quasi quasi sono uno starnuto.
Il nostro sole si spegnerà tra pochissimo tempo.
Due sere fa mi fermavo ad osservare la Luna. La vedevo a malapena, offuscata da una foschia densa che dalle mie parti è abbastanza usuale, specialmente dopo giornate calde come queste, stranissime, di gennaio.

