Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /web/htdocs/www.maroncelli.net/home/wp-includes/cache.php on line 35 Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /web/htdocs/www.maroncelli.net/home/wp-includes/query.php on line 15 Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /web/htdocs/www.maroncelli.net/home/wp-includes/theme.php on line 505 maroncelli.net » Pensieri

Archivio della categoria 'Pensieri'

Critica e libertà

Giovedì, 3 Maggio 2007, 9:05

A chi ci ammonisce (con un filo di arroganza) sostenendo che criticare il papa è terrorismo vorrei far presente qualche semplice considerazione personale:

- l’Italia è un paese dove vige libertà di pensiero, di opinione e di parola;
- quando non è insulto, la critica (anche dura) è diritto di ogni cittadino libero;
- chiunque rivesta un ruolo pubblico e operi pubblicamente accetta serenamente critiche al proprio operato, tenendole eventualmente in considerazione.

A mio avviso, reazioni così sguaiate e scomposte come quelle giunte recentemente dalla chiesa cattolica in seguito alle critiche del comico Andrea Rivera rivelano un nervosismo del tutto incompatibile con la vita di una democrazia.

Su Daniele Mastrogiacomo e sulle trattative

Mercoledì, 21 Marzo 2007, 18:50

Accolgo con estrema gioia la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il nostro connazionale rapito in Afghanistan dai guerriglieri Talebani.
Allo stesso tempo sento di dover rigettare con sdegno la nauseante polemica seguita alle trattative messe in atto per il rilascio del giornalista. Affermare che non si tratta con i Talebani è il riaffermare testardamente la logica dello scontro, della contrapposizione e della guerra… questa “guerra al terrore” che mese dopo mese risulta sempre più vuota di contenuti costruttivi.
E’ sempre il momento di trattare. Con tutti. Soprattutto con i propri nemici.
Questa la mia modesta opinione personale.

Qualunque colore tu voglia

Giovedì, 15 Febbraio 2007, 21:38

PsicoSi aprono gli occhi, la mattina, in un mondo sempre diverso. E’ la nostra pigrizia mentale a costringerci nel lento trascinare dei passi su strade di gesso… dipinte troppo tempo prima e segnate dal declino della staticità. I muri sono quelli che erigiamo attorno alla nostra fantasia. Sono le fosse nelle quali seppelliamo la nostra vera essenza vitale, feroce e arrabbiata prima di tutto con noi stessi. Ci odiamo perché ci umiliamo in continuazione.
La realtà esiste per come viene percepita. Per quale motivo non potrebbe avere il colore che vogliamo?

Imboccando strade senza uscita

Martedì, 6 Febbraio 2007, 1:15

StoryboardCercavo di mettere un po’ d’ordine nel mio studio e mi sono imbattuto in una pila di quaderni e quadernetti che giacevano dimenticati in un angolo remoto degli scaffali più bassi. Roba che non prendevo in mano da anni e che quindi mi sono divertito a sfogliare. Ho sorriso osservando la meticolosità con cui disegnavo mappe e prendevo appunti per i giochi di ruolo al computer che mi appassionavano… beh… neanche tanto tempo fa, tutto sommato. Mappe, tabelle, percorsi, riassunti delle trame, tutto schematizzato con precisione e tanta, tanta pazienza. Non sono sicuro se questa certosinità fosse dovuta alla grande disponibilità di tempo libero che avevo all’epoca, oppure ad una diversa predisposizione mentale che purtroppo credo di aver perso compleanno dopo compleanno.
Ho anche avuto modo di soffermarmi su appunti di natura diversa, relativi ai progetti personali che nel corso degli anni hanno affollato la mia mente e occupato i miei spazi creativi: schemi di software, trame di racconti/libri/videogiochi, stralci di riviste che riportavano argomenti interessanti da sviluppare, numeri, sigle, scritte, codici e tanto altro che oggi risulta difficile da mettere a fuoco. Tantissimo materiale rimasto lì, mai concretizzato. Alcune cose erano state effettivamente iniziate con discreto impegno, altre avevano visto la luce ed erano morte nell’arco di pochi giorni, altre ancora erano rimaste scritte su un foglio bianco; solo poche di quelle idee hanno raggiunto lo stadio finale di realizzazione.
Mi è venuto in mente un passaggio del testo di una famosa canzone che recita: “Gli anni si fanno sempre più brevi e non si trova mai il tempo. Progetti che si dissolvono nel nulla o dei quali non rimane altro che mezza pagina di scarabocchi”.
E’ la triste constatazione di quanto le nostre energie rischino di essere indirizzate verso percorsi inconcludenti. Quanto spreco e quante disillusioni in buona parte di quello che facciamo.
Dovremmo essere più selettivi, concentrandoci solo su ciò che possiamo portare a termine (ma come saperlo?), o vale sempre la pena porsi obiettivi e mettere alla prova le proprie capacità di realizzarli?

Leggi il mio diario

Venerdì, 2 Febbraio 2007, 11:02

DiarioLa blogosfera, questa grande entità astratta nata di recente ad indicare l’universo in cui si creano e prosperano i Blog.
E dunque: i blog, questo strano web-fenomeno di massa che come tutti i fenomeni nasce in sordina con scopi e direzioni precise per poi espandersi, ramificarsi e diversificarsi.
Anni fa nasceva internet… e se non eri su internet non eri nessuno. Tutti si affannavano a creare siti internet dove rendere pubbliche le proprie passioni e le proprie creazioni. La tecnologia si è evoluta, il web è diventato alla portata di tutti e la capacità di interazione è aumentata enormemente.
Ecco quindi i weblog, letteralmente i “diari in rete”, dove spiattellare ai quattro venti le proprie confidenze più intime. Con una sola grande differenza: un diario cartaceo è rivolto a sé stessi, quasi come fosse un modo per mettersi di fronte agli occhi le proprie emozioni allo scopo di osservarle, viverle e apprezzarle meglio. Il weblog introduce in questo meccanismo un soggetto estraneo: il pubblico. I nostri pensieri non sono più intimi ma scritti sui muri di una grande piazza virtuale. Non esiste più un meccanismo di esternazione riservata all’individuo, bensì qualcosa di esibizionistico che fa leva sul narciso che è in noi. Si cerca l’approvazione o la compassione o l’interesse degli altri, e quindi si innesca tutta una serie di meccanismi tipici della sfera sociale umana: al desiderio di cercare conforto e condivisione dei propri problemi si affianca la ricerca dell’approvazione, il già citato esibizionismo, il desiderio di rivalsa, la creazione di una web-entità solitamente diversa e “migliore” di quella reale… e (a volte) quella che io ritengo una malsana ricerca della notorietà che si innesta nel fenomeno delle blogstar.
Sia chiaro il fatto che non sto parlando male dei blog, perché innanzitutto ne sto conducendo uno, con grande passione; la cosa mi piace moltissimo e penso sia una grande opportunità per scambiare idee e creare nuove amicizie. Però, alla luce di tanti altri fenomeni deviati (e leggendo un post del blog di emiscript), a volte viene da riflettere su quale debba essere il senso di quello che si sta scrivendo sul proprio diario in piazza.

Quiete prima della tempesta

Mercoledì, 31 Gennaio 2007, 17:21

Un’altra composizione di Angela Piva…

Quiete prima della tempesta?
Fuggi scappa chi ti ha conosciuto non ti riconosce più
Si cambia ogni giorno
Si sta più male che bene
Ovunque
Chi non capisce è diverso e ogni giorno crede di essere sé stesso
E ciò dà ai nervi… mi dà ai nervi… mi innervosisco fino alla rabbia alla stizza e
mi allontano
Se vedo nei tuoi occhi già il tuo giudizio
Tu mi hai perso
Hai perso una parte della mia stima verso di te
Non ti parlerò più della mia sanità mentale
Perché non se ne parla mai da sani e ho visto la tua espressione e la ruga
Quando ti dico che voglio una vita normale
Tu saprai che sono sana di mente
Quando ti parlo col sorriso e il cappello verde
Tu saprai che sono sana di mente
La luce è chiusa dentro ed è lì
Se la vuoi vedere vieni a cercarla
La luce è chiusa dentro
E ora la desidero dentro
Che mi faccia compagnia
Perché ho perso la tua espressione
Che è cambiata
Io e te siamo cambiati
Lo capisci?
Ti sembro, così, sana di mente?

Di mari e di tranquillità

Martedì, 30 Gennaio 2007, 12:19

Questa mattina sono pigro e lascio parlare uno dei frequentatori del sito, Mariarita, che qualche settimana fa replicava a un mio post con un commento che riporto sul blog:

Ghiaccio, pungente rimedio al tedio che assedia la vita, alla malinconia sfuggita -un errore?- dalle parole di freddo, compiacimi adesso di darmi conforto all’urto urente del dolore urticante che ha preso possesso di me, adesso, che non sopporto il momento che irrita il presente, affanna famelico il futuro e getta me stessa nel baratro, bara del mio baritonale aritmico cuore, che palpita… non più… ora sì… non più… ora sì… non più… e ora?

Insensibile

Lunedì, 29 Gennaio 2007, 1:15

Racconto spostato nella sezione Poesie e Composizioni

Pensiero sommerso

Sabato, 27 Gennaio 2007, 2:17

Memorie di un disperato

Acqua rossaQuando qualcuno ti punta una pistola alla tempia i pensieri sgorgano dalla mente in modo tumultuoso e confuso, come se ognuno di essi cercasse di farsi notare prima della fine.
Più o meno, questo è quello che è successo nel mio caso. Ma mi preme sottolineare che nessun pensiero è andato rivolto al carnefice che mi avrebbe tolto la vita. Non c’è risentimento nei confronti di nessuno degli esecutori di questa pesante sentenza.
Ho ricordato invece un momento preciso della mia gioventù, quando assieme ad altri ragazzi passavamo giornate intere a perder tempo. Successe che una volta ci ritrovammo a fissare il placido corso d’acqua accanto a casa mia. La debole corrente increspava con delicatezza la superficie del fiumiciattolo, ma quel giorno qualcosa non andava. L’acqua era rossa. Rossa, sì. Il colore del sangue.
Non ricordo particolare sgomento di fronte alla macabra scoperta, ma una cosa che ricordo bene è che i miei compagni si dileguarono immediatamente senza che io potessi salutarli. Spariti nel nulla. Questo sì che mi fece molto male.
Il metallo freddo preme contro la mia testa e tra pochi attimi il colpo sarà sparato. Dovrei chiedere pietà… forse sì… ma chi tiene in pugno l’arma non si intimidirà.
Il fiumiciattolo si agita, ribolle, e allora mi avvicino allo specchio d’acqua… sempre di più… il cuore galoppa… schiuma di porpora si forma sulla sua superficie… ed ecco i volti dei miei amici, tutti quanti, affiorare verso l’alto come carcasse di pesci morti il cui sguardo vitreo è ormai privo di ogni barlume di vita. Rido di gusto e passo le mani insanguinate sui pantaloni.
E’ a questo punto che premo il grilletto.

Lo spazio vuoto

Venerdì, 26 Gennaio 2007, 11:21

Memorie di un diverso

Spazio vuoto- Sa perché si trova qui, signor Hammond?
- Emh… no, a dire il vero… no. Cioè, so che questa cosa è nuova, l’avete costruita da poco mi pare… e ci mettete quelli che… che sono diversi.
L’uomo che conduceva l’interrogatorio dimostrò la propria insofferenza con un gesto di stizza. - Quello che dice è estremamente ingeneroso, signor Hammond. Di cosa ci accusa? Di razzismo?
- No no… assolutamente. Dico solo che quelli come me non piacciono… sì, insomma, non piacciono a quelli come lei. Non si spiega altrimenti il fatto che io sia qui, in questo posto, obbligato a rispondere alle sue domande. E se non lo facessi cosa succederebbe? Che tutto continuerebbe come prima. Io me ne rimarrei prigioniero qui e lei continuerebbe ad osservarmi in silenzio mentre vivo la mia vita… così diversa dalla sua… così aliena… così folle e assurda.
- Non si psicanalizzi da solo, signor Hammond.
- E chi dovrebbe farlo allora? Voglio dire… se io non so perché sono qui, allora me lo dica lei.
- Lei è qui in quanto intruso nella nostra società. Lei, signor Hammond, è un granello di polvere incastrato negli ingranaggi di un meccanismo ampio, e vasto, e magnifico nella sua perfezione. Io non lascerò che lei e quelli come lei possano minare le fondamenta della nostra esistenza.
- Quindi mi rinchiudete e mi isolate dal mondo.
- Non è esatto. Il nostro scopo è impedirle di farsi del male.
- Quello che dice è profondamente ipocrita, e lei lo sa. Volete impedirmi di fare del male a voi, non a me stesso.
L’uomo delle domande non replicò, limitandosi a fissare il volto del prigioniero con disgusto e terrore. I suoi occhi profondi rispecchiavano un’inquietudine incapace di essere repressa, con mille parole pronte ad uscire dalla sua bocca se solo non fossero state intrappolate nella maschera di durezza che stava indossando.
Il prigioniero lo sapeva, lo intuiva… e non gli rimaneva che accettare il corso degli eventi. Si alzò lentamente, con rassegnazione, e cercò con lo sguardo uno degli infermieri. - Riportatelo in cella - disse controvoglia.
- Sì, professor Hammond, - rispose l’infermiere mentre l’uomo delle domande si faceva trascinare fuori dalla stanza come un fantoccio, continuando a puntare con gli occhi il volto alieno del professore, per poi tornare ad immergersi in sé stesso.
Nessun altro avrebbe mai più sentito la sua voce.