Memorie di un diverso
- Sa perché si trova qui, signor Hammond?
- Emh… no, a dire il vero… no. Cioè, so che questa cosa è nuova, l’avete costruita da poco mi pare… e ci mettete quelli che… che sono diversi.
L’uomo che conduceva l’interrogatorio dimostrò la propria insofferenza con un gesto di stizza. - Quello che dice è estremamente ingeneroso, signor Hammond. Di cosa ci accusa? Di razzismo?
- No no… assolutamente. Dico solo che quelli come me non piacciono… sì, insomma, non piacciono a quelli come lei. Non si spiega altrimenti il fatto che io sia qui, in questo posto, obbligato a rispondere alle sue domande. E se non lo facessi cosa succederebbe? Che tutto continuerebbe come prima. Io me ne rimarrei prigioniero qui e lei continuerebbe ad osservarmi in silenzio mentre vivo la mia vita… così diversa dalla sua… così aliena… così folle e assurda.
- Non si psicanalizzi da solo, signor Hammond.
- E chi dovrebbe farlo allora? Voglio dire… se io non so perché sono qui, allora me lo dica lei.
- Lei è qui in quanto intruso nella nostra società. Lei, signor Hammond, è un granello di polvere incastrato negli ingranaggi di un meccanismo ampio, e vasto, e magnifico nella sua perfezione. Io non lascerò che lei e quelli come lei possano minare le fondamenta della nostra esistenza.
- Quindi mi rinchiudete e mi isolate dal mondo.
- Non è esatto. Il nostro scopo è impedirle di farsi del male.
- Quello che dice è profondamente ipocrita, e lei lo sa. Volete impedirmi di fare del male a voi, non a me stesso.
L’uomo delle domande non replicò, limitandosi a fissare il volto del prigioniero con disgusto e terrore. I suoi occhi profondi rispecchiavano un’inquietudine incapace di essere repressa, con mille parole pronte ad uscire dalla sua bocca se solo non fossero state intrappolate nella maschera di durezza che stava indossando.
Il prigioniero lo sapeva, lo intuiva… e non gli rimaneva che accettare il corso degli eventi. Si alzò lentamente, con rassegnazione, e cercò con lo sguardo uno degli infermieri. - Riportatelo in cella - disse controvoglia.
- Sì, professor Hammond, - rispose l’infermiere mentre l’uomo delle domande si faceva trascinare fuori dalla stanza come un fantoccio, continuando a puntare con gli occhi il volto alieno del professore, per poi tornare ad immergersi in sé stesso.
Nessun altro avrebbe mai più sentito la sua voce.