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Il mostro

Lunedì, 24 Settembre 2007, 18:05

Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto scorso, è stato fermato con l’accusa di omicidio.
Non so e non posso sapere se Alberto sia colpevole o meno, ma osservo con disgusto diversi telegiornali sensazional-scandalistici sbattere già il mostro in prima pagina con i soliti servizi strappalacrime. Mi piacerebbe che fosse ricordato più spesso il fatto che in Italia siamo tutti innocenti prima di subire un giusto processo.

6 commenti (Scrivi il tuo)

1
Luglio7 - 24 Settembre 2007, 19:26

l’hai detto fratello, per cose come questa l’anno prossimo me ne vado a vivere in Nuova Zelanda.

(o almeno ci provo)

2
Luglio7 - 24 Settembre 2007, 19:27

intendevo dire “anche a causa di queste cose” :D

3
Giancarlo Manfredi - 25 Settembre 2007, 10:05

Oh. Ma questo è un antico “trend” in costante ascesa: da sempre e sempre più i telegiornali puntano alla notizia (scoppiato un maiale, ferito il contadino!!!) e tanto meno all’informazione, alla divulgazione e all’approfondimento.
Quando poi la cronaca assurge a primo titolo di scaletta, allora concordo con l’amico che ha scritto di voler emigrare, salvo poi scoprire che “tutto il mondo è paese”.
Perchè tanta morbosità? E’ la stessa che spinge le persone a seguire i reality show? E’ ansia di protagonismo? E’ voyeaurismo?
Poco importa. Alla fine è il segno dei tempi che viviamo e, proprio per questo, non dovremo poi lamentarci di quello che ci spetterà in base ai nostri meriti.
Fermamente credo che il futuro caotico (nel senso di imprevedibile) sia in realtà determinato dalla somma vettoriale di milioni di spinte individuali.
I più, a quanto sembra, come tanti piccoli lemming, spingono verso il baratro.
E scusate la sincerità (o la depressione, fate voi).

G.

4
Giancarlo Manfredi - 25 Settembre 2007, 10:17

Ancora una considerazione: non è certo un caso se il delitto (nelle sue forme narrative giallistiche, cinematografiche hollywoodiane o tristemente reali) colpisca sempre la nostra immaginazione e curiosità.
La cosa forse ha a che vedere con lo stesso meccanismo delle storie della paura raccontate dai nostri nonni davanti al fuoco. L’uomo nero, il mostro (da cui il titolo di questo post), il serial killer, l’assassino passionale o freddo e calcolatore, o brutale e insensibile.
Il marchio di Caino attira quanto sporgersi dal baratro.
Diceva Judith Lacan: “…il disagio della nostra civiltà deriva dalla promessa costante della felicità. Si tratta, invece, di dare a ciascuno i mezzi per esplorare la causa del proprio desiderio e sapere che quanto resta d’irriducibile si può solo accerchiare, simbolizzare. La cancellazione del sintomo ha, infatti, conseguenze
drammatiche sulla vita quotidiana.”

5
Paolo Maroncelli - 25 Settembre 2007, 10:30

Giuste considerazioni degli amici che hanno lasciato gli ultimi commenti. Luglio7 ci saprà dire come gira il mondo dalle parti della Nuova Zelanda.
Ripeto e ribadisco il populismo demagogico di certa televisione, che ora ha finalmente qualche motivo per accendere i riflettori e far girare il tritacarne mediatico. I delitti e i crimini sono più vicini a noi di quanto potrebbe sembrare; chiunque può trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma si sa che lo spettacolo ha bisogno di protagonisti.
E’ la mia natura garantista che mi spinge a provare compassione per Alberto Stasi, perché fino a quando un processo non ne avrà decretato la colpevolezza stiamo parlando di un ragazzo innocente.

6
arte - 3 Ottobre 2007, 12:05

vero!

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