Su Daniele Mastrogiacomo e sulle trattative
Mercoledì, 21 Marzo 2007, 18:50Accolgo con estrema gioia la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il nostro connazionale rapito in Afghanistan dai guerriglieri Talebani.
Allo stesso tempo sento di dover rigettare con sdegno la nauseante polemica seguita alle trattative messe in atto per il rilascio del giornalista. Affermare che non si tratta con i Talebani è il riaffermare testardamente la logica dello scontro, della contrapposizione e della guerra… questa “guerra al terrore” che mese dopo mese risulta sempre più vuota di contenuti costruttivi.
E’ sempre il momento di trattare. Con tutti. Soprattutto con i propri nemici.
Questa la mia modesta opinione personale.




19 commenti (Scrivi il tuo)
Caro Maroncelli, sono sempre stato del tuo stesso avviso. Perdendo ogni speranza, dal momento che non ho la forza di affermare questo pensiero da me.
Ciao Sw4n. E’ comunque bello sapere di poter esprimere la propria opinione
Credo sia ancora più importante trattare, se c’è in gioco la vita di un connazionale, perchè coloro che ora ci sparano addosso lo fanno anche con armi statunitensi concesse ai mujaheddin tra il 1979 ed il 1988 (leggi pre-invasione sovietica in Afghanistan); la storia non ha le gambe corte e parte del regime talebano che ha governato in Afghanistan è governato grazie alla scellerata politica estera riarmista a tutti i costi. Dunque scendere al “dialogo” per salvare una vita non mi sembra poi cosi pazzoide.
P. S. : Date le circostanze sopradette, e dato che stessi finanziamenti legati al settore armamentale li ottenne l’Iraq di Saddam contro la “minaccia” iraniana di Khomeini, più che “guerra al terrore” la chiamerei “guerra alle nostre caz..e commmesse in passato”. Ma, dimenticavo la frase fatta, “c’era la guerra fredda che diventava gelata…”
Paolo, grazie per il commento preciso, colto e puntuale, col quale decisamente concordo.
Ne parlavo proprio ieri sera con mia moglie…
…Mmmmh…
Il fatto è che proprio non sopportavo l’enfasi giornalistica che, a partire dal giorno del rapimento, è stata data alla notizia.
Il signor Mastrogiacomo non è certo l’unico italiano ad esser stato rapito all’estero, ne tantomeno l’unica persona a rischiare la vita e a morire per il proprio lavoro(Anzi di morti bianche non se ne parla mai abbastanza), ma al suo cospetto notizie ben più importanti venivano a scomparire.
Ora, il discorso si complica per il fatto che di responsabilità internazionali l’occidente (dove intendo dire gli Stati Uniti, ma anche la Comunità Europea) ne ha eccome sugli eventi che poi sono regolarmente esplosi (ben prima dell’11 settembre).
D’altro canto non chiamerei pacifisti e democratici i talebani che mi risultano essere fanatici fondamentalisti estremi (e lo dico nell’eccezione più gretta del termine).
E’ la real-politik: prima facevano comodo e in seguito sono diventati scomodi. Ma temo questo ha a che fare più con Machiavelli che con la morale personale. Difatto siamo alla sitauzione attuale.
Se la vita fosse come Star Trek il dialogo tra i popoli dovrebbe essere la regola ed il conflitto l’eccezione.
Peraltro nell’illuminato mondo di Gene Roddenberry si parla anche di Prima Direttiva ovvero di una regola che impone drasticamente di evitare qualsiasi contatto con le popolazioni meno evolute e nel contempo una moltitudine di pianeti è stata messa in quarantena per evitare possibili conflitti ed epidemie e soprusi ai meno forti.
Ma siccome siamo nel mondo reale e in Afghanistan si scopre che (oltre all’oppio) esistono giacimenti enormi di rame e ci passano gasdotti e oleodotti…
Insomma se la prenderanno nel sedere (come sempre) i piu’ deboli (i civili, le donne - che peraltro in Afhganistan hanno veramente poco da perdere per come sono considerate e trattate dei loro uomini - i bambini) e quei poveri ragazzi che verranno inviati li per uccidere (a chi capita)e farsi uccidere.
Sono tutti terroristi i talebani? Certo non sono, almeno ai miei occhi, un popolo raffinato, pacifico e civile e certo hanno anche loro responsabilità nel gran casino di questo mondo. In questo contesto non sono rappresentanti di alcun governo democraticamente eletto e agiscono sul territorio come guerriglieri (se non terroristi).
Riusciremo a parlarci proponendoci come mediatori tra gli Stati Uniti e tutte le altre parti in causa (che ricordiamoci sono tante quante le tribu’ afghane)?
E il valore ed il significato che noi diamo alla parola è lo stesso in tutto il mondo?
Persino l’ottimo capitano Picard avrebbe le sue brave gatte da pelare in una situazione simile…
Non so… sicuramente mia moglie ha delle idee migliori.. stasera a cena glielo chiedo
Giancarlo, hai sicuramente ragione quando descrivi la situazione afghana in termini socio-culturali. Credo che non sia realisticamente possibile, per il mondo occidentale, avere degli interlocutori compatibili con uno stile di vita democratico. Questo lo riconosco, ma riconosco anche che la strategia della “guerra al terrore” sta ottenendo ben pochi risultati. Se è vero che un talebano forse non scenderà a compromessi e non accetterà accordi di pace ragionevoli, è altrettanto vero che il muro contro muro non funziona.
Io mi sono riferito ad una situazione contingente, e al fastidio che ho provato nel sentire le critiche (pretestuose e strumentali) che sono state mosse all’operazione che ha portato alla liberazione di Mastrogiacomo. E’ stata salvata una vita in cambio della liberazione di qualche prigioniero. Se non si fosse cercato e trovato questo tipo di trattativa, forse il nostro connazionale sarebbe stato ucciso. La bilancia in questo caso pende dalla parte della vita. Nell’altro piatto ci sono discorsi astratti immersi in una politica internazionale che è vaga, confusa, fallimentare e tutt’altro che costruttiva.
Sai Paolo, a darmi fastidio e’ solo il singolo gesto politico scelto dai nostri governanti: da un lato confermano una presenza militare e temo belligerante, dall’altro trattano con i rapitori di ostaggi.
Una piccola contraddizione?
Di fatto una delle possibili ‘implicazioni’ relative alla trattativa sarà che cinque (forse realmente pericolosi, questo non mi è dato di sapere) talebani sono stati liberati e sono tornati a combattere contro le forze Nato.
Se fossi un alleato non ne sarei felici e forse neanche se fossi un soldato italiano ad Herat…
Una contraddizione dietro l’altra non è che risolvi una crisi internazionale e sei credibile come mediatore.
O, molto più modestamente, io non ho la cultura per comprenderlo.
Tutto qui.
p.s. e parlando di azioni a favore della vita, quando racconti agli amici di questo blog dell’iniziativa per Amref Italia?
Calma calma. Qui non c’è nessuna trattativa, semplicemente il governo italiano si è piegato alle richieste dei Talebani. Ora sono bei guai perchè ciò è uno stimolo per altri rapimenti in grande stile.
Giancarlo, a proposito di Amref provveduto subito!
Tornando alla discussione… suvvia, 5 prigionieri talebani su migliaia di guerriglieri non fanno una differenza oggettiva. Possiamo parlare di questioni di principio, se vogliamo, ma non di aumento reale del pericolo.
Poi, non so voi ma io non sono un diplomatico e non so di preciso come si tratta in caso di rapimenti. Certamente bisogna scendere a patti con i rapitori, altrimenti non vedo come sia possibile liberare un ostaggio se non andare in zona con le teste di cuoio. Il governo precedente ha pagato diversi riscatti monetari e per quanto ne so potrebbero essere proprio soldi ciò che i rapitori chiedevano. Difficile fare critiche circostanziate senza essere del tutto informati sui fatti. A mio parere.
Un solo martire/terrorista potrebbe fare la differenza?
Ecco perchè mi piace la fantascienza: immaginare scenari e tentare previsioni. Si parte da alcuni postulati consolidati e da fatti concreti, si avanza un’ipotesi (magari anche impossibile, praticando una momentanea sospensione del senso critico) e su tutto questo si costruisce logicamente il caso e lo scenario. Di politica, quindi, non ne parlo, ma di fantascienza sono esperto
Un solo terrorista fa la differenza.
E se fosse un architetto del terrorismo?
E se fosse un esperto di armi del terrore?
E se fosse un martire kamikaze?
Fa la differenza questo?
Anzitutto per le vittime. Quindi per le famiglie delle vittime. Quindi per l’impatto sulle società che sono coinvolte (direttamente e mediaticamente).
Tra l’altro le armi del terrore sono, al giorno d’oggi, alquanto inquietanti e decisamente mortali.
Di certo il terrore funziona bene come arma. Funziona. Ah, se funziona…
Infine dici bene: noi non sappiamo chi fossero i talebani rilasciati, ma certamente per esserne richiesto il rilascio in cambio dell’ostaggio…
Concordo con te sul fatto che una politica del dialogo è preferibile a quella delle cannonate (o almeno cosi’ insegna Star Trek). Ma diverso è il caso che stabilisce come precedente consolidato la pratica del rapimento come “materia di colloquio e trattazione”.
Poi sappiamo tutti che un ipotetico governo come il nostro sarebbe (in casi simili a questo) in grande difficoltà per le accennate contraddizioni che ne caratterizzano la politica estera…
Oh, sia chiaro, sto parlando di fantapolitica
a Paolo: ti ringrazio per le tue belle parole, decisamente troppo buone.
a Giancarlo: la tua passione per la fantascienza traspare in ogni tua parola, i miei complimenti! Io sto per leggere “Un oscuro scrutare” di Dick, autore che penso tu conosca a memoria. Per il resto condivido anche i tuoi dubbi e condivido le parole che ha detto Paolo in relazione al fattore “socio-culturale”:infatti è notizia di oggi della ricaduta dei rapporti diplomatici tra Italia e Stati Uniti proprio in relazione alla vicenda della liberazione di Mastrogiacomo (in cui il governo sembra stia passando, come mi aspettavo per non provocare ulteriori crisi al Senato, il fagotto a Karzai) e da parte statunitense in parte capisco anche le riserve (nonostante nn condivida la politica estera) date dal fatto “e se questo metodo continua, non può divenire mezzo di ricatto?”. Una relativa risposta sta proprio nella nostra cultura,nel ritenere la salvezza di una vita umana obiettivo inattaccabile da qualsiasi altro tipo di richiesta. In Germania è diverso: è notizia fresca il rapimento di due tedeschi in Iraq e le relative minacce dei terroristi di uccisione degli ostaggi ed è altrettanto nota la reazione della Merkel, che ha rifiutato qualsiasi negoziato (lo aveva già fatto in passato) perchè per i tedeschi “non si tratta con i terroristi”.
Nessuno può dare giudizi etici su quale delle due sia quella “esatta”: dico solo che la quella che mi appartiene finora ha salvato molte vite e ciò è la cosa che a me sta a cuore.
Così ho risposto anche a Luce nella Rete :).
Buona serata a tutti
a Paolo C, mi piace questa tua analisi. E’ equilibrata e a mio avviso pone la questione nei giusti termini parlando di diverse sensibilità e diversi punti di vista.
Quante vite si sono salvate ?
E quante vite si sono perse liberando 5 (o più secondo le notizie) capi Taliban ???
Si tratta certamente di elementi di spicco, già responsabili della morte di donne e bambini afgani (oltre che di soldati delle Nazioni Unite). La sinistra italiana si è dimostrata di poco migliore della destra, che aveva dimostrato lo stesso ventre molle ma con minore trasparenza (pagando milioni senza ammetterlo).
Se (fantascienza!) fosse stato possibile liberare Mastrogiacomo uccidendo 10.000 Taliban senza colpire i civili tra cui si mescolano avrei firmato io l’ordine.
Parola di pacifista.
Giuliano, capisco il tuo intervento e apprezzo il fatto che tu riconosca quanto sia altrettanto “molle” pagare riscatti monetari: soldi con i quali i talebani hanno comperato armi e hanno spento vite umane.
Non critico la tua analisi, né entro nel merito di convinzioni personali che, per loro stessa natura, non sono attaccabili.
E’ molto difficile capire qualche possa essere la strada migliore per liberare un ostaggio (riprendendo il filo logico di Paolo Cignini) senza esporsi a ricadute sul piano della politica internazionale. Sono questioni che richiedono analisi lungimiranti di stampo leggermente machiavellico che onestamente sfuggono alla comprensione dei più, me compreso. I fatti reali e concreti, di fronte ai nostri occhi, sono le vite umane e la situazione politica devastata e inesistente di paesi che vivono una vita civile intrisa di fondamentalismo e cecità. Trovare il bandolo della matassa è assai difficile.
Una mia opinione personale è che esportare la democrazia sia obiettivo superficialmente vuoto e utopistico, quando esso viene posto in contesti così alieni dal mondo occidentale. Non rendersene conto e proseguire testardamente per vicoli ciechi può essere decisamente irresponsabile.
Tutti trattano con tutti e noi non sapremo mai cosa succede veramente…
In Afghanistan e tantomeno in Iraq gli USA non sono intervenuti per portare democrazia - “costruzione” che queste nazioni devono realizzare in autonomia.
Ma se in Iraq le motivazioni erano platealmente fasulle, in Afghanistan l’appoggio e il finanziamento dei Taliban ad Al-Qaeda erano assolutamente reali.
Penso che non sia possibile un “governo democratico” in Afghanistan per molto tempo ancora.
Ma con i Taliban non è proprio possibile alcun governo.. francamente meritavano già di essere bombardati per la distruzione delle statue dei Buddha.
Giuliano, anche l’antico ponte di Mostar andò giù durante la guerra nei Balcani. Non c’è limite alla stupidità umana…
Ciao Giuliano. Parli di Afghanistan come finanziamento sicuro ma guarda che i finanziamenti statunitensi a Saddam Hussein nella guerra contro l’Iran sono altrettanto veri e confermati (anche se la memoria non è nostro motivo di orgoglio). E’ anche vero che le contingenze storiche cambiano e che spesso gli eventi non sono direttamnete collegabili, ma credo di aver maturato una piccola concezione in me: gli Stati Uniti sono un paese fantastico, per me appassionato di giornalismo e comunicazione è il paese dei Diritti con la D maiuscola e non el servilismo e della corruzione. Ma per quanto riguarda la politica estera, sono dal 1946 che una linea può essere tracciata: non sentendosi sicuri (gli slogan sono una maschera) di rappresentare il Modello per eccellenza sono sempre stati alla vera e propria ricerca forzata di un nemico, di un avversario tremendamente crudele, un simbolo della contrapposizione bene/male che ha caratterizzato il modus operandi politico statunitense. A partire dall’Unione Sovietica fino alla “Guerra al Terrore”.
Non che hanno mai avuto torto assoluto, per carità: però spesso quel modello ideale che propugnano lo hanno sporcato di sangue innocente e, soprattutto, evitabile.
Buonaserata a tutti
Ciao Paolo!!!
Vado di fretta e non ho tempo di leggere tutti i commenti, ma tornerò presto….sono pienamente d’accordo con te!!!!
Pace sempre e comunque, l’arma migliore per affrontare il nemico è sedersi attorno ad un tavolo e dialogare…e tutte le polemiche che ci sono state sulla liberazione di mastrogiacomo, mi hanno nauseata! Parlavano di un uomo come se fosse stato una bambola di pezza!
Ciao a presto!
Martina
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