Continua da Luglio7 e conclude (progetto blog.fiction)
You raise the blade, you make the change
You re-arrange me ’till I’m sane
You lock the door
And throw away the key
There’s someone in my head but it’s not me
(Brain Damage - Pink Floyd)
Non c’era una morale da cogliere in tutta questa storia assurda. Mi ero sbattuto di peso sul sedile della macchina e chiudevo gli occhi, le palpebre schiacciate dal peso di una sequenza di eventi improbabili. La testa girava veloce… la nausea saliva dallo stomaco assieme a rigurgiti di birra che cercavo di reprimere. Erano troppi i discorsi che avevo lasciato in sospeso dentro a quel bar, ma in questo momento non avevo la forza morale di approfondire nulla.
Ciò che però sapevo essere grave… e inquietante… era il fatto che non credevo a quello che stava accadendo, neanche a una parola. Qualcuno stava erigendo un castello di menzogne attorno a me, bugie crudeli intrecciate in un disegno che l’alcol mi impediva di cogliere.
Erano coinvolti tutti… tutti quanti. Il babe innanzitutto, grandissimo figlio di puttana, me l’avrebbe pagata… quel gran paraculo del barista… il tizio del bar che sosteneva di essere mio fratello… ma che enorme marea di cazzate. Ma davvero credevano che mi sarei bevuto tutta questa merda?
Girai la chiave con forza e il motore prese a rombarmi nelle orecchie. Il suo ritmo mi penetrava il corpo e faceva ribollire tutta la rabbia che cercavo di contenere senza riuscirci.
Basta con tutto. Ora avevano veramente passato il segno.
Una ragazza ubriaca osservò le luci posteriori della mia macchina sfrecciare in direzione del quartiere vecchio, dove la vita della città è cruda e spietata.
Fu l’ultima persona a vedermi.
Fine