Ora di tornare
Venerdì, 19 Gennaio 2007, 9:15C’è una persona con la quale non riesco a parlare. La guardo, la osservo, scruto i suoi occhi… fisso le sue labbra e mi aspetto che un fiume di parole stia per uscire da un momento all’altro. Invece il silenzio, se possibile, si fa ancora più pesante.
La prendo per mano e la conduco in lunghe passeggiate alla periferia della città, dove il traffico è meno caotico e c’è più spazio per la conversazione e le confidenze. I viali alberati sono lunghi e spaziosi, costeggiati da una distesa di edifici anonimi e privi di personalità. Piccoli uffici, depositi, un paio di tabaccherie e qualche bar. L’unica farmacia ora è chiusa.
I nostri passi costituiscono un ritmo costante. Scandiscono con regolarità lo scorrere del tempo. Ci scambiamo occhiate fulminee e a volte troviamo quei brevi e rapidi istanti in cui sembra esistere un’intesa profonda, ma il viaggio rimane immerso nel silenzio dei nostri pensieri.
A casa ci aspettano, è ora di tornare.




19 commenti (Scrivi il tuo)
staccare dalla città, per un momento appena: questo si che è essere vivi.
un saluto Paolo, ti linkerò.
mi piace qui.
ge
Un saluto a te, grazie per essere passato. Staccare dalla città… sì, ma staccare dai propri pensieri?
Smettila con la droga e vedrai che il tuo amico immaginario scomparirà…
No dai scherzo…scusa.
Non ho saputo resistere.
Ho una tesi riguardo a questi momenti, che tu descrivi molto chiaramente.
Secondo me quando due persone guardano nel vuoto come due binari sospesi, entrambi stanno cercando di sentire quella voce interiore, quella direzione precisa che porta a fare affiorare ciò che vogliamo veramente.
Secondo me questo silenzio è sintomo di un comune bisogno di esprimere ciò che è rimasto troppo a lungo sopito, e che non si riesce ad esprimere per via di sciocche tare mentali e timidezze.
Può essere?
Eh eh, figurati. Ma poi… dici immaginario… e chi ha detto che è immaginario?
@LHO: capito quello che vuoi dire, l’hai espresso molto bene. Non so… può essere che ci sia questo senso di sospensione dovuto a blocchi interiori, o paure, o ansie di vario tipo. O forse la voglia di fare qualcosa senza dare spiegazioni.
Guarda, anch’io sono così. La mia mente continua a pensare sempre, anche quando dormo, non stacco mai. Se ci sei nato così è una cosa che devi tenerti
Miss.
Ps: per quanto riguarda internet explorer 7… fa schifo!
@miss: ecco, questa è una frase che mi sento ripetere in continuazione: “se ci sei nato così è una cosa che devi tenerti”. E’ un po’ angosciante, perché sai che ti porti dentro delle forme mentali che a volte risultano problematiche… che le cose andrebbero meglio se ti comportassi in altro modo… ma non puoi, perché contro natura è difficile andare.
ps: explorer 7 fa effettivamente schifo. ma per fortuna c’è Firefox
non è detto che il silenzio debba essere considerato “pesante”…potrebbe essere una semplice, piacevole alternativa alle parole vuote e inutili che ci circondano…rumore di passi che scandisce i secondi…e la notte…in tutto questo il silenzio è un contorno romantico…potrebbe essere…
@emi: certo, dipende un po’ dal tuo stato d’animo, che poi è la chiave di lettura della situazione. Esistono silenzi “pesanti” in cui sai che dovresti dire qualcosa ma non puoi. Esistono invece silenzi perfetti, all’interno dei quali tutto è in sintonia… e incapaci di sostenere qualunque parola che risulterebbe inadeguata e ne rovinerebbe la magia.
Parlare quando fuori c’è silenzio secondo me è più difficile…ma a volte non servono parole…ma quando le parole che non ci sono si sentono forte allora sì che fanno male…il loink ci può stare!
I silenzi, anche quelli “pesanti”, sono sempre pieni di parole se tra due persone esiste una intesa profonda.
Essa, infatti, è in grado di riempire anche i silenzi più ostinati dei nostri pensieri e, se questa intesa esiste, vi leggerete negli occhi anche le parole che non sanno uscire dalle labbra.
Forse non senti sia il momento giusto per le parole, perchè in fondo non esiste ciò che “si dovrebbe” dire…ma solo ciò che “si vorrebbe” dire…
@esse: lo so, sono monotematico nei miei gusti musicali, ma la replica al tuo messaggio è “breathe, breathe in the air, don’t be afraid to care”…
“A casa ci aspettano, è ora di tornare..”
quando sai che devi andare….
è in particolare lì che senti che non hai detto o non sei riuscito a dire parole che in quel momento avrebbero per te, fatto la differenza….e devi staccarti…sai che devi andare…vorresti in quel momento, il momento del distacco ..dire tutto quello che temi di non riuscire mai più a dire…
temi di girarti, di voltar le spalle a qualcosa che senti ti sta fuggendo dalle mani…come un bel palloncino scappato dalle mani di un bimbo…
se ti sta sfuggendo…è forse perchè ognuno cerca di condividere il proprio mondo, il proprio linguaggio (non dico cose uguali !)…allora se sfugge…è indice di linguaggi diversi, che non si possono dare energia a vicenda.
Chi è un pò “segamentale”…può peggiorare il libero flusso del proprio essere…e questo complica ulteriormente il tutto…ci si può dimenticare di come è il proprio “vero” linguaggio….che si vede come se si stesse portando un bel paio di occhiali a lenti deformanti…
e quindi..per concludere il pensiero ritorto…la domanda marzulliana è…..(anche se l’ora non è propizia!)…:
E’ meglio dire una parola con gli occhiali della segamentale, o è meglio tacere…e riuscire a intravedere nei silenzi una vera condivisione di mondi?
@angela: Domandone. Io penso sempre che il compromesso sia una cosa importante, non necessariamente un arrendersi all’incapacità di essere sé stessi. Gli assoluti nella vita non esistono e se ci si arrocca nel fortino del “io sono fatto così, non posso snaturarmi” si rischia di rimanere soli, stringendo in mano un trofeo privo di significato pratico. Silenzi e seghementali vanno sapientemente bilanciati, ed è proprio questo che secondo me è così difficile.
a volte il silenzio vale più di mille parole, proprio come le azioni
(ot) io ripasso da chi mi commenta
poi magari non commento, ma ripasso
Linkato!
@Ale: grazie mille
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